A.A.A. Cercasi “coccolatori seriali” per neonati abbandonati: l’iniziativa di questa associazione ci ricorda l’importanza dell’amore

Non di solo pane vive l’uomo, ma anche di tutto l’amore che può ricevere. Nella nostra visione sempre più materialistica della vita probabilmente ci stiamo sempre più convincendo che per sopravvivere siano indispensabili un tetto sulla testa, un lavoro e il cibo sulla tavola.

Per gli adulti forse è anche così, ed è lecito dubitarne, ma per i bambini un “ingrediente” fondamentale e indispensabile è anche l’amore che ricevono da quanti li circondano.

Non si diventa adulti sani ed equilibrati se non si ricevono anche coccole e affetto quando siamo piccolini.

Ormai ci sono anche degli studi scientifici che lo provano. Per esempio quello condotto dalla dottoressa René Spitz in cui si è visto che c’è un collegamento tra privazione affettiva nei primi mesi di vita dei bambini e problemi motori, alla vista e al linguaggio.

Il sospetto, addirittura, è che ci sarebbe anche una correlazione tra deprivazione affettiva e mortalità infantile.

Insomma, il punto è quello che abbiamo richiamato all’inizio: amore e affetto sono essenziali fin dai primi giorni di vita del neonato. Il contatto con un corpo caldo e gentile ci fa sentire sicuri, tranquilli, ci aiuta a sviluppare bene.

Da tutte queste considerazioni negli Stati Uniti è nata l’idea di mettere insieme dei volontari disposti a prestare coccole e attenzioni a tutti quei bambini che per un motivo o per l’altro ne sono stati privati: perché la mamma è morta durante il parto, perché li ha abbandonati, perché magari è in prigione o perché il parto è stata la conseguenza di uno stupro.

Il programma, in particolare, riguarda i neonati abbandonati tra le due e le sei settimane. I volontari debbono prima sottoporsi a un corso di formazione e poi non hanno da fare altro che coccolare i piccoli, far sentire loro che qualcuno gli vuol bene e tiene al loro benessere.

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La cosa bella di questa iniziativa è che si è diffusa anche in altri Paesi e tra questi c’è pure l’Italia.

A Brescia l’associazione Dharma fa proprio questo e si avvale dell’opera di trecento volontari.

Viva i coccolatori seriali.

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