Attore di origine afghana riabbraccia la sua famiglia in Italia: ecco chi è

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Giorni fa Costanza Quatriglio, regista e sceneggiatrice del film “Sembra mio figlio” (2018), aveva lanciato un appello con l’attore protagonista, Basir Ahang, per permettere l’arrivo nel nostro Paese dei familiari di quest’ultimo dall’Afghanistan.

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Ebbene, è di queste ore la notizia che la storia ha avuto lieto fine!

Arrivati in Italia i parenti dell’attore di “Sembra mio figlio”

La notte scorsa sono atterrati a Fiumicino i familiari di Basir Ahang: rischiavano anche loro la vita per mano dei Talebani. Altri sono già stati uccisi nel 2018.

Le sorelle di Basir (la famiglia del quale appartiene alla minoranza perseguitata degli hazara, di cui parlava “Il cacciatore di aquiloni”, il primo best seller di Khaled Hosseini pubblicato nel 2004) sono attiviste per i diritti delle donne. L’attore, riabbracciando i suoi cari, ha ringraziato lo Stato e l’esercito italiani e la Comunità di Sant’Egidio. Anche quest’ultima è impegnata alacremente nell’evacuazione dell’aeroporto di Kabul, dove (ci informano i media) la situazione è ancora tragica.

Benché l’incubo di Basir e della sua famiglia sia finito, sanno che “la situazione” in Afghanistan “non potrà che peggiorare”, ha detto l’attore intervistato dall’ANSA.

Chi è Basir Ahang

L'appello della regista Quatriglio: salvare i parenti del mio attore Basir Ahang in Afghanistan (qdgk)Basir Ahang ha 37 anni (è nato il 1° marzo del 1984). Viene dalla storica città di Ghazni, nel sudest dell’Afghanistan.

Si è laureato in Storia e Letteratura Persiana all’Università di Kabul con una tesi sulla poesia contemporanea afghana nel 2007. In patria ha cominciato a lavorare come giornalista su carta stampata. Inoltre ha co-fondato ed è stato produttore di “Radio Malistan”.

E’ arrivato in Italia nel 2008 e ha studiato Relazioni Internazionali all’Università di Padova. L’anno successivo ha iniziato ad occuparsi di rifugiati politici afghani in Grecia e si è recato a Patrasso con “Medici Senza Frontiere”, avvocati e giornalisti italiani per fa conoscere questo dramma. Ha anche realizzato un documentario intitolato “La Voce di Patrasso”, trasmesso su RAI 1.

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Dal 2009, Ahang è membro della Federazione Internazionale dei Giornalisti. La vicenda dei rifugiati ha coinvolto non solo il governo greco, ma anche quello italiano. Essi sono stati denunciati da alcuni attivisti dei diritti umani alla Corte Europea di Strasburgo. Il processo è ancora in corso e riguarda anche il caso di 54 richiedenti asilo afghani e somali, che secondo l’accusa sarebbero stati torturati dalle polizie greca e italiana.

Ahang ha scritto articoli (tradotti in diverse lingue) anche per il quotidiano “La Repubblica” sui diritti umani, la situazione socio – politica dell’Afghanistan e i diritti delle donne. Tre sono riportati su altrettanti libri.

Nel 2013 il sito di “Al-Jazeera” lo ha nominato “Esperto per le tematiche dei Rifugiati”. Con il collega e connazionale Kamran Mir Hazar, anche lui hazara, il futuro attore ha fondato il sito “Hazarapeople”. I due intellettuali hanno anche creato una vasta antologia poetica (sono a loro volta poeti) e scritto una lettera per sensibilizzare l’Onu sulla situazione. L’hanno firmata pure vincitori di Premi Nobel e Pulitzer.

Sempre per quanto riguarda i rifugiati, Ahang ha anche collaborato con l’UNHCR. Non solo: ha collaborato con l’esercito italiano, insegnando presso la Caserma di Treviso lingua e cultura fasi e pashtu.

Nel 2014 ha ottenuto la candidatura al premio umanitario americano “Images and Voice of Hope’s” e preso parte ad un cortometraggio che si è aggiudicato il premio “Città di Venezia”.

Il film

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In “Sembra mio figlio”, Basir Ahang ha interpretato Ismail, un afghano hazara arrivato in Italia da piccolo. Vive con il fratello Hassan a Trieste, ma si trova a fare i conti con le difficoltà della sua etnia in patria. Le donne hanno un ruolo centrale nella pellicola.

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