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“Dare a tuo figlio uno smartphone è come dargli un grammo di cocaina”

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Daresti una bottiglia di vino o della cocaina a tuo figlio? Se la risposta è “no”, allora dovresti sapere che in tenera età il cellulare può avere gli stessi effetti di droga e alcool.

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Nessun adulto responsabile farebbe mai avvicinare i bambini e i ragazzi in età pre-adolescenziale ai rischi delle droghe e degli alcolici. Ovviamente fanno bene, tuttavia non sanno che alcune concessioni “innocue” agiscono sul cervello umano allo stesso modo delle due sostanze pericolose.

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Recenti statistiche provenienti dal Regno Unito affermano che i bambini di 3-4 anni trascorrono davanti allo schermo di smartphone o tablet una media di 6.5 ore al giorno. Una statistica spaventosa, soprattutto alla luce del fatto che i dispositivi elettronici creano una forte dipendenza.

A parlarne è Mandy Saligari, psicologa britannica esperta della cosiddetta dipendenza digitale, un disturbo psichico oggi tanto diffuso da essere diventato quasi invisibile. Quando una condizione anomala accomuna la maggioranza delle persone, semplicemente diventa la normalità.

Saligari ha iniziato una battaglia culturale per far capire ai genitori che lo smartphone non può essere un sostituto della figura genitoriale. Si può dire infatti che oggi gran parte delle mamme e dei papà affidano i loro bambini allo smartphone in cambio di qualche ora di tranquillità.

Quel silenzio potrebbe però costare caro. Dipendenza, alienazione e difficoltà nella valutazione dei rischi sono alcune delle conseguenze che accompagneranno i bambini anche nell’età adulta.

Secondo l’osservatorio Ofcom, il sexting sarebbe ormai una pratica comune tra ragazzi e soprattutto ragazze di 12-13 anni. Quotidianamente inviano ai loro contatti foto di se stessi nudi o seminudi nel tentativo di attirare l’attenzione o semplicemente per seguire una tendenza.

Purtroppo comportamenti simili protratti nel tempo producono insensibilità e mancanza di empatia, a causa delle quali più di una volta ragazzine adolescenti hanno dovuto far fronte alla pubblicazione online di foto intime.

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Attualmente, rivela Mandy Saligari, due terzi dei suoi giovani pazienti con disturbi legati al mondo digitale sono in cura per dipendenza, mentre un terzo è formato da ragazze che non riesce a distaccarsi dalla pratica del sexting.

 


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