Denuncia i pesticidi nel Bordeaux e la trascinano in tribunale

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Denuncia i pesticidi nel Bordeaux e la trascinano in tribunale

Valérie Murat è convinta che suo padre l’abbiamo ammazzato i pesticidi usati per coltivare le vigne del Bordeaux.

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Valerie Murat (Photo credit THIBAUD MORITZ/AFP via Getty Images)

Suo padre se n’è andato nel 2012, per un brutto male ai polmoni. La malattia probabilmente è stata causata dai pesticidi, in particolare l’arsenito di sodio, che l’uomo aveva adoperato per ben quarant’anni.

Tra l’altro la malattia è stata riconosciuta come patologia professionale dalla previdenza sociale francese.

Si sa che prima di andarsene il padre di Valérie avrebbe voluto far causa sia contro l’industria produttrice della sostanza che contro lo Stato francese.

Dopo la sua scomparsa la figlia ha voluto continuare la battaglia del padre, tant’è che nel 2016 ha fondato l’associazione “Alerte aux Toxiques!”, la cui ragione sociale è battersi per un’agricoltura rispettosa dell’ambiente e della salute.

L’ultimo bersaglio dell’associazione, la scorsa estate, è stato l’uso nella pubblicità, da parte di alcuni produttori di vini di alta qualità, della dicitura “Haute Valeur Environnementale” (HVE: “alto valore ambientale”).

Non convinti, gli attivisti di “Alerte aux Toxiques!” hanno mandato un campione di 22 bottiglie con quel marchio ad essere analizzate da un laboratorio indipendente. Le bottiglie costavano tra gli otto e gli 85 euro.

È risultato che in tutte quante le bottiglie sono state trovate delle sostanze attive. In tutto le molecole erano 28 e in ciascuna bottiglia non ne sono state trovate meno di 4.

Si ritiene che la maggior parte di queste molecole siano dannose per gli organismi acquatici e che molte possano interferire col sistema endocrino umano.

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I risultati del test si possono leggere qui.

La reazione dei produttori e la causa in tribunale

Chiaro però che l’associazione dei produttori di vino, il Conseil Interprofessionnel du Vin de Bordeaux (CIVB) non è stata a guardare. Secondo loro il rapporto pubblicato da “Alerte aux Toxiques” ha natura diffamatoria e hanno chiesto alla Murat di rimuoverlo.

Ma naturalmente, trattandosi di una causa civile, hanno pure chiesto 100mila euro di danni più altri spiccioli per risarcimenti alle singole aziende. Com’è, come non è, in tutto le chiedono la bellezza di 450mila euro.

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Intervistata dalla “Nouvelle Aquitaine”, la Murat ha dichiarato che questo processo è un modo per “censurare e distruggere socialmente una militante” e che “stanno organizzando una caccia alle streghe”, “ma sono loro stessi i più grandi responsabili della cattiva immagine del Bordolese…”.

Intanto è partita una campagna di crowd-funding per finanziare la sua difesa. A ottobre scorso da 103 donatori erano stati raccolti 4695 euro sugli 8500 necessari.

“È una cosa notevole. È la prova che la società civile e le altre associazioni sono dalla mia parte e rifiutano l’omertà e la censura”, ha commentato la Murat.

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