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Gli hamburger? Inventati dagli antichi romani

isicia omentata
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Gli hamburger? Inventati dagli antichi romani.

Nihil sub sole novi. Non c’è mai nulla di nuovo sotto il sole. È una verità, questa, che potremmo considerare perfino deprimente, oppure rassicurante, dipende dalle personali inclinazioni di ciascuno.

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Il detto è di origine biblica e sta a significare che in realtà a questo mondo di novità “vere” ce ne sono davvero poche.

Forse la bomba atomica, i computer e l’uomo sulla luna, ma per il resto la nostra natura – da che siamo homo sapiens – è sempre quella e pare davvero che siamo condannati a ripetere sempre gli stessi errori e a “scoprire” sempre le stesse vecchie novità.

Una di queste potrebbe essere l’hamburger, che quasi tutti associamo alla modernità, alle grandi catene di fast food americane, al culto tutto contemporaneo della velocità e dell’efficienza.

Gli hamburger? Inventati dagli antichi romani

Ebbene, niente di tutto questo. Pare infatti che l’hamburger abbia un progenitore addirittura nell’antica Roma.

Leggendo le pagine di Apicio (o chi per lui, non è del tutto chiaro chi sia l’autore del famoso ricettario romano), alcuni studiosi dell’università dell’Iowa hanno ipotizzato che una ricetta lì riportata possa essere considerata come l’antenata del Big Mac.

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La ricetta è quella che va sotto il nome di “isicia omentata”. Si tratta di carne macinata, bacche di ginepro, pinoli, vino e una salsa salata a base di pesce (il garum: salsa romana onnipresente che oggi sarebbe considerata una schifezza immonda, paragonabile, forse, solo al Lutefisk norvegese…), il tutto arrangiato poi a forma di tortina.

“Quando pensiamo alla cucina romana, l’Apicio è il libro di riferimento”, afferma Rosemary Moore, cattedratica di storia classica presso la stessa università dell’Iowa.

La prof si riferisce a Marco Gavio Apicio, reputato ai suoi tempi come amante del lusso e della buona tavola.

Gli antichi romani consumavano soprattutto proteine di origine vegetale, olio d’oliva e vino. Alcuni studiosi dell’Università di Cambridge ipotizzano che un grosso cambiamento nelle abitudini alimentari romane si sia verificato in seguito all’incontro/scontro con gli ostrogoti e i bizantini.

Secondo Tamsin O’Donnell, principale autore della ricerca, ci sarebbe stata “una diversificazione nella dieta delle popolazioni locali che sono passate da un’alimentazione ricca di proteine animali e grano, olio d’oliva, garum e vino importati dal nord Africa, a qualcosa di più simile a una dieta contadina, fatta soprattutto di proteine vegetali”.

E insomma, il concetto di fast food non sarebbe quindi una novità californiana, tutt’altro. Già i romani, pertanto, sarebbero arrivati a concepire l’idea di uno spuntino veloce e non troppo impegnativo.

Un tramezzino a portar via per l’indaffaratissimo “cives” assorbito dalle sue occupazioni quotidiane.

Proprio vero: nihil sub sole…

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