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Gli snack alimentari nel mirino della UE. Fissati i limiti massimi per gli oli minerali con effetto immediato in caso di superamento.

Gli snack alimentari, dolci o salati, sono una coccola che ci concediamo di tanto in tanto, ma soprattutto sono considerati spesso un premio per i più piccini, golosi come sono!

Eppure nascondono non poche insidie! Dopo anni di silenzio, la UE ha finalmente spostato la sua attenzione ad una criticità non irrilevante che questi sfizi presentano: i MOAH.

Di cosa si tratta? I Moah altro non sono che oli minerali dannosi per l’organismo e provenienti da fossili. Perché finiscano per contaminare gli alimenti è presto detto: pensate ad esempio che le confezioni in cui vengono riposti contengono inchiostri tossici, i macchinari per realizzarli sono lubrificati con grassi a basso costo, ma appartenenti a questa tipologia incriminata.

Ecco allora che l’Europa comincia ad interessarsi al problema, fissando dei limiti precisi, con effetto immediato. La data di riferimento per questo primo cambio di passo risale al 17 maggio scorso.

Cosa cambia ora? Scopriamolo insieme!

Gli snack alimentari nel mirino della UE: banditi i Moah dal 17 maggio scorso

La UE si è recentemente pronunciata riguardo i MOAH tramite il Comitato permanente per piante, animali, alimenti e mangimi (PAFF). È stato fissato un limite immediato che specifica una quantificazione e prende l’acronimo di Loq, separando le categorie in 3 livelli distinti. Non si è stabilito quindi un limite massimo, ma una sorta di misurazione.

Il range oscilla in questa forchetta per gli alimenti secchi con un contenuto di grassi/oli

  • uguale o inferiore al 4%, sono ammessi 0,5 mg/kg di Moah;
  • superiore al 4%, è autorizzato 1 mg/kg di Moah;
  • infine, 2 mg/kg di Moah sono consentiti per grassi e oli.

A partire da martedì 17 maggio scorso, in Europa, tutti gli alimenti in commercio devono rientrare in questi ranghi, ma il rigore con cui applicare la norma, viene individuato dal singolo stato membro.

Questo, quindi, potrebbe non comportare il ritiro immediato dagli scaffali in caso di superamento dei livelli indicati: la direttiva, in breve non è un vincolo tassativo, ma un’indicazione che ogni appartenente alla UE dovrebbe attuare quanto prima per la tutela dei consumatori.

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