I Formaggi italiani con latte straniero? Ecco la lista “segreta” dei marchi coinvolti

Formaggi italiani con latte straniero: la lista ‘segreta’ dei marchi coinvolti svelata da Report

Il 25 novembre 2019 su Rai 3 è andata in onda una puntata di Report avente ad oggetto il latte importato ed utilizzato per produrre formaggi a marchio italiano. L’inchiesta recava il titolo: “Latte versato”.

Formaggi italiani con latte straniero

L’argomento ha scatenato una battaglia a colpi legali, finché non è saltato fuori un nome. Alla domanda rivolta ad Ettore Prandini, Presidente della Coldiretti, su chi al Ministero avesse posto il segreto sulla lista, la risposta è stata: Silvio Borrello.

Segue dunque uno “scarica barile” di tutto rispetto che si conclude con una giustificazione: la minaccia da parte di alcune industrie di avanzare un risarcimento danni laddove i dati fossero stati pubblicati dal Ministero.

La reazione dei Marchi Italiani

Non sono mancate le repliche indignate di marchi noti fra cui il Consorzio Grana Padano. Stefano Berni, direttore generale, incolpa Report di aver “imbastito una volgare, infondata e quindi indimostrabile tesi secondo cui finisce del latte straniero nel Grana Padano”. Oltre a minacciare azioni legali ribadendo che nemmeno una goccia di latte straniero sia andata a Grana Padano, aggiunge: “Il latte che proviene dall’estero tecnicamente non è idoneo per i troppi chilometri del percorso, per la temperatura che raggiunge durante il trasporto e per l’intervallo di tempo tra la tra la raccolta e l’inizio della lavorazione che già parte con l’affioramento in caldaia. Tutta la filiera è poi controllata dall’ente certificatore indipendente del CSQA considerato il più serio ed affidabile in Europa sui formaggi DOP ”.

Che dire, di sicuro conosce bene il problema. Anche Aldo Grasselli, presidente del Sindacato Italiano Veterinari Medicina Pubblica (S.I.Ve.M.P.) lancia coltelli verso Report, accusando la trasmissione di aver voluto instillare nei consumatori un senso di sfiducia verso le Istituzioni. E anche lui dimostra di conoscere a menadito le regole Europee in materia.

Ora, tralasciamo la bagarre insorta. Sorvoliamo sulla sensazione che qualcuno si sia sentito offeso perché è stato messo il dito in un barattolo di marmellata (fra i tanti n.d.r) che non doveva essere aperto, per motivi che in questa sede non vogliamo approfondire. Mettiamo da parte il ragionevole dubbio e vediamo quali marchi sono coinvolti nella vicenda.

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Formaggi italiani con latte straniero, ecco l’estratto della lista  “segreta” svelata da Report “Latte versato”:

  • Galbani: acquista tonnellate di cagliate lituane, creme di latte dalla Spagna e mozzarelle dalla Francia. Rassicura che le cagliate siano solo l’1% delle produzioni, le utilizzano solo per la ristorazione e riportano origine in etichetta;
  • Prealpi: acquista tonnellate di formaggi e cagliate dalla Germania, formaggi a pasta dura finanche dalla Finlandia e mozzarelle dalla Danimarca. Afferma che l’origine è in etichetta;
  • Granarolo: acquista latte dalla Francia, dalla Repubblica Slovacca, dalla Slovenia e dall’Ungheria;
  • Gruppo Newlat ovvero Giglio, Polenghi, TorreinPietra: acquista tonnellate di latte crudo dall’Ungheria;
  • Parmalat di Collecchio: acquista tonnellate di latte crudo dalla Slovenia, Belgio, Croazia, Ungheria, Repubblica Slovacca. Grattugiati dalla Polonia. Equivalgono a circa il 30 % di tutta la produzione e ne assicura l’indicazione in etichetta.
  • Francia e Cuomo: acquistano mozzarelle dalla Germania. Francia specifica che i marchi tedeschi commercializzati sono destinati alla ristorazione;
  • Caseifici Grana Padano: oltre al DOP producono i grattugiati misti e comprano latte e formaggi da Germania, Polonia e Ungheria. Caseifici del Parmigiano invece acquistano da Lituania e Lettonia.

Insomma, dichiarano di utilizzare il prodotto straniero solo per i nostrani generici.

Il dubbio è: perché non dirlo se le cose sono tutte fatte con tale trasparenza? L’opinione di Report: hanno voluto imporre il segreto di importare per decenni tonnellate di latte straniero per poi falsificare i dati della produzione nazionale con il risultato di mettere in ginocchio gli allevatori onesti e, al danno la beffa, far multare l’Italia di 4 miliardi e oltre di Euro.

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