I papiri di Ercolano saranno “letti” senza srotolarli: con l’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale forse potrà aiutarci a leggere i papiri dell’unica biblioteca antica che sia mai stata ritrovata intatta, quella della Villa dei Papiri di Ercolano.

Come si sa, l’eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo distrusse le città di Pompei ed Ercolano. Tutto perì sotto l’incandescente, enorme nube piroclastica eruttata dal vulcano. Tutto, compresa una inestimabile biblioteca di rotoli di papiro.

Com’è noto, i libri dell’antichità non erano come i nostri libri attuali, ma avevano la forma di rotoli da svolgere. Riuscire a leggere questi volumi antichi ci aprirebbe un mondo. C’è chi immagina che leggerli ci potrebbe consentire di ritrovare opere andate perdute nella immane tragedia della caduta dell’impero d’Occidente.

Chissà, magari potremo ritrovare il favoleggiato secondo libro della Poetica di Aristotele, quello intorno al quale ruota la vicenda del Nome della Rosa

Ma c’è un problema: sia pure ancora riconoscibili come “volumi”, cioè rotoli da leggere, i papiri di Ercolano sono carbonizzati e tentare di aprirli significa distruggerli, né più né meno.

La sfida, dunque, è riuscire a leggerli senza toccarli. Sì, ma come?

“Anche se è possibile vedere che su ogni frammento di papiro c’è della scrittura, per aprirli bisognerebbe che il papiro fosse ancora flessibile, il che non è”, spiega il professor Brent Seales, che presiede la cattedra di informatica dell’Università del Kentucky.

La sua squadra tenterà di risolvere il problema usando i raggi x e l’intelligenza artificiale. Come “cavie” useranno due rotoli che appartengono all’Institut de France di Parigi e che fanno parte di una stupefacente collezione di 1800 rotoli carbonizzati dissotterrati nel 1752 a Ercolano, la città sulla costa a ovest del Vesuvio che dista meno di sedici chilometri da Pompei.

In termini di importanza storica, come si è già anticipato, la collezione comprende l’unica biblioteca che ci sia arrivata intatta dal mondo antico. La maggior parte dei rotoli sono conservati al MANN di Napoli (Museo Archeologico Nazionale di Napoli). La villa nella quale furono ritrovati, giustappunto chiamata Villa dei Papiri, da alcuni è identificata come essere appartenuta al suocero di Giulio Cesare.

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Va detto che Seales e la sua squadra hanno già messo alla prova il loro metodo sottoponendo a uno “srotolamento virtuale” una pergamena ebraica vecchia di 1700 anni, trovata nel Santo dei Santi di una sinagoga israeliana. Si è “visto” che contiene testo dal libro del Levitico.

Però c’è un problema, perché mentre il testo ebraico fu scritto con inchiostro a base metallica, non è così per i papiri romani, dove il testo scritto è praticamente indistinguibile dal fondo annerito.

È qui che entra in gioco il sincrotone (acceleratore di particelle) più potente del Regno Unito, capace di proiettare una luce più brillante di quella del sole.

L’impianto britannico impiega gli elettroni per produrre un tipo di luce che può essere usata per studiare praticamente di tutto, dai fossili ai vaccini, dagli aerei ai virus.

Il sincrotone servirà a illuminare la scrittura antica, mentre l’intelligenza artificiale messa a punto dal team del professor Seales servirà a distinguerla dal fondo carbonizzato.

In pratica i ricercatori saranno in grado di ricreare una copia virtuale dei rotoli che potrà essere svolta a piacere, il tutto senza minimamente toccare gli originali.

Se tutto andrà bene, il passo successivo sarà di passare i testi agli antichisti per la lettura e l’attribuzione.

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