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I tardigradi hanno lo scudo anti radiazioni incorporato

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Quando si tratta di resilienza e resistenza agli ambienti più estremi e ostili, non c’è animale che possa battere i tardigradi.

In inglese vengono chiamati “orsi d’acqua” (waterbears) e sono esserini di dimensioni che vanno da meno di un decimo di millimetro a un millimetro e mezzo.

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Ce ne sono di marini, incolori o bianco-grigiastri, e anche di terrestri e d’acqua dolce, arancioni, gialli, verdi o neri.

Questi quasi microscopici invertebrati possono sopportare inconcepibili (per noi umani) condizioni di temperatura e di pressione, se la cavano alla grande nel vuoto spaziale e si sono ambientati perfino sulla luna.

Sopportano sostanze chimiche che ammazzerebbero un elefante e soprattutto appaiono indifferenti alle radiazioni. La ragione di quest’ultima prodigiosa resistenza adesso è stata trovata: una ricerca del 2016 mostra infatti che si tratta di uno scudo proteico che è in grado di schermarli dalle radiazioni ionizzanti.

Ricercatori dell’università di San Diego, California, hanno analizzato la proteina di cui è fatto e sono riusciti a capire come funziona: la sostanza si lega al materiale genetico dentro al nucleo di ciascuna cellula e così facendo lo protegge dai cosiddetti radicali idrossili. Radiazioni e sostanze chimiche, infatti, possono spezzare le molecole d’acqua che ci sono dentro alle cellule e trasformarle per l’appunto in radicali idrossili, che hanno la pessima abitudine di danneggiare il DNA. La proteina dei tardigradi impedisce che questo accada.

Siamo in presenza, con questo scudo, di un effetto collaterale vantaggioso dell’evoluzione. Si pensa infatti che questa barriera proteica che protegge i tardigradi si sia evoluta per difenderli dai periodi di siccità, nei quali si sviluppano giustappunto i radicali idrossili.

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La resistenza alle radiazioni sarebbe dunque un effetto collaterale della capacità che hanno questi animaletti di sopravvivere in totale mancanza d’acqua.

Adesso che l’arcano è svelato, gli scienziati sperano di riuscire a sfruttare la proteina tardigrada anche per proteggere gli umani.


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