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Il teschio con le orecchie: tra mistero e fede.

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Nel cuore del centro storico di Napoli, ai lati del decumano inferiore, c’è un dedalo di chiese, cappelle e basiliche che cercano la luce del sole come fossero nel mezzo della foresta pluviale. Sono meravigliosi ricettacoli di capolavori dell’arte italiana e in particolare del barocco napoletano.

Come tante cose a Napoli, spesso sono in stato di abbandono, ma riescono ancora a raccontarci di un passato glorioso.

Proprio qui, in Via San Biagio dei Librai e alle spalle della chiesa di San Gregorio Armeno, sorge un’antica chiesa medioevale fondata dai mastri cavatori Pipernieri, intitolata a Santa Lucia (o Luciella), ovvero alla santa patrona degli occhi.

Sono poche le notizie sull’origine di Santa Luciella. Pare sia stata edificata intorno al Mille; dal 1724 la struttura fu interessata da un’importante rimaneggiamento barocco, che poi è la sua veste attuale.

Abbandonata per oltre 30 anni, adesso la chiesa prova a schiudere le sue porte grazie a un progetto di recupero messo in piedi da un manipolo di cinque giovani professionisti tra architetti e storici dell’arte, che dal 2017 hanno intrapreso un tentativo di riqualificazione e lavorano alacremente per la messa in sicurezza del luogo e affinché sia goduto dal pubblico.

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Il teschio con le orecchie: tra mistero e fede.

Ma è nella cripta della chiesa che si nasconde l’oggetto di questo nostro articolo: si tratta di un famoso e singolarissimo “teschio con le orecchie”, un raro esempio di cranio con cartilagini mummificate (o appendici ossee, non s’è mai capito bene).

Il macabro reperto fu oggetto di una intensa devozione popolare a partire dal Seicento. Il ragionamento del popolino, costretto allora come sempre, a Napoli, a subire le angherie di un potere corrotto e imbelle, era che, avendo le orecchie, quel teschio lasciato quaggiù da un’anima del Purgatorio potesse fare da tramite tra questo mondo e quell’altro, dato che poteva “ascoltare” le preghiere dei poveri cristi che si fermavano in chiesa a chiedere grazie ai santi.

A giudicare dallo stato in cui versa la città, non pare che tutte quelle preghiere siano servite a granché.

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