Insulti eleganti: 14 insulti per menti sofisticate

Insulti eleganti. A mandarsi a quel paese sono capaci tutti. Le parolacce ormai sono talmente inflazionate che stanno pian piano perdendo tutta la loro carica eversiva e la loro forza contundente.

Si sa, abusare delle parolacce è come quando c’è l’inflazione: troppo denaro in circolazione ne riduce drammaticamente il valore e il potere d’acquisto delle famiglie va a farsi benedire.

E dunque, come insultare qualcuno in maniera efficace ma senza ricorrere al banale mezzuccio della parolaccia, dell’espressione trita e volgare, della metafora scurrile?

Un modo c’è: si possono prendere a prestito le parole dei grandi, soprattutto poeti e scrittori, gente che con le parole ci ha campato e quindi sapeva come usarle all’uopo, quindi anche per offendere in maniera sanguinosa pur senza scadere in una scontata e facile coprofilia.

Vediamo qualche esempio. Questi che seguono sono a firma Umberto Eco (Il nome della rosa, Il pendolo di Foucault, ecc.), che com’è noto con le parole non solo ci sapeva fare, ma sapeva anche divertircisi un mondo: “Il tuo viso poteva essere definito da un noto maresciallo dell’Impero nelle ultime ore della battaglia di Waterloo”; “Ehilà, senza preservativo in testa non ti avevo riconosciuto!”; “Vorrei schiacciarti per vedere se davvero porti fortuna”; “Se il cervello è la miglior arma dell’uomo, tu sei un pacifista”; “Come fai a stare seduto sul tuo cervello?”; “Sai che senza tavoletta e catenella fai tutto un altro effetto?”; “Son volatili per diabetici”; “Resta sulle tue, ma, ti prego, scendi dalle mie”.

William Faulkner su Ernest Hemingway: “Non ha mai usato una parola che abbia costretto il lettore a cercarla sul dizionario”.

George Bernard Shaw a Churchill: “Ti invio due biglietti per la prima della mia nuova pièce. Porta un amico, se ne hai uno”.

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Churchill a Bernard Shaw: “Sicuramente non potrò venire alla prima, ma verrò alla seconda, sempre che ci sia”.

Gabriele D’Annunzio sul fondatore del futurismo Filippo Tommaso Marinetti: “Marinetti è un imbecille fosforescente”.

Mark Twain su Jane Austen: “Ogni volta che leggo ‘Orgoglio e pregiudizio’ mi viene voglia di disseppellirla e colpirla sul cranio con la sua stessa tibia”.

Kurt Vonnegut (Mattatoio n. 5) sulle capacità intellettive di un personaggio: “Se il tuo cervello fosse dinamite non ce ne sarebbe abbastanza per farti spostare di due centimetri il cappello”.

Come si vede, il segreto dell’insulto elegante sta nel rifuggire dalle espressioni troppo dirette e banali. È il trionfo della circonlocuzione e dell’eufemismo, in una parola, della fantasia.

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