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La Ronda di notte e i suoi segreti in piena vista

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È senza dubbio uno dei dipinti più famosi al mondo. Parliamo della “Ronda di notte” (1642), uno dei tanti capolavori del grande maestro olandese Rembrandt van Rijn.

Quasi certamente saprete che si tratta della raffigurazione di un gruppo di uomini armati e che il grande quadro (3 metri e 63 per 4 e 37) è esposto al Rijksmuseum di Amsterdam, nei Paesi Bassi, ma forse ci sono altre cose che ignorate di questo strepitoso dipinto.

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Qui di seguito ricordiamo dunque alcuni fatti poco noti legati alla grande tela rembrandtiana.

Un gruppo in movimento. La Ronda di notte fu dipinto su commissione della milizia del capitano Frans Banning Cocq e del suo luogotenente Willem van Ruytenburch.

Con questa tela, Rembrandt fu il primo a ritrarre un gruppo di figure in movimento. Vi si vede il capitano che, vestito di nero, ordina ai suoi uomini di marciare. I 18 uomini che misero i soldi per pagare il quadro ebbero anche immortalati i loro nomi, dipinti su uno scudo che si vede in alto sullo sfondo e che fu aggiunto alla composizione in un secondo tempo.

Il titolo non è quello originale. Il titolo del quadro, nella sua primitiva versione, era molto meno evocativo di quello attuale. Si chiamava infatti “La Compagnia di Frans Banning Cocq e Willem van Ruytenburch”, che ha, come dire, un suono un po’ notarile e asettico.

Il nome con cui lo conosciamo oggi in realtà è un tantino improprio, perché la “notte” era dovuta al fatto che quando il titolo gli fu attribuito, nel Settecento, il fondo del quadro appariva molto scuro, praticamente notturno.

La tela tagliata. Un elemento che salta all’occhio del quadro è la sua grandezza. Ma per quanto ancora di dimensioni ragguardevoli, va ricordato che la tela in origine era ancora più grande. Questo perché nel 1715 ne furono tagliati dei pezzi su tutti e quattro i lati, si pensa per poterla sistemare perfettamente su una parete in mezzo a due colonne del municipio di Amsterdam. Il taglio ha determinato la perdita di due personaggi e di alcuni elementi architettonici. Poca roba, si dirà, ma quei dettagli contribuivano a rendere ancora più evidente l’effetto di movimento verso lo spettatore che è uno degli elementi peculiari di questo capolavoro.

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L’aspetto originale della tela lo conosciamo grazie a una copia del diciassettesimo secolo realizzata da Gerrit Lundens.

I vandali. Da ricordare, infine, che il quadro è stato oggetto di diversi atti di vandalismo: nel 1911 e nel 1975 da due disoccupati muniti di coltello e nel 1990 dal paziente di una clinica psichiatrica che spruzzò il quadro con dell’acido.


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