Metà dei sopravvissuti al Covid hanno sviluppato nuove disabilità

meta dei sopravvissuti al covid 3d render medical background with virus cells 1048 13121

Metà dei sopravvissuti al Covid hanno sviluppato nuove disabilità

Metà dei sopravvissuti al Covid mostrano un declino funzionale. La situazione che stiamo per descrivere riguarda gli Stati Uniti, ma non c’è motivo di ritenere che lo stesso non valga anche per noi.

meta dei sopravvissuti al covid 3d render medical background with virus cells 1048 13121

In sintesi, negli Stati Uniti si è visto che la metà circa dei sopravvissuti al Covid-19 ne sono usciti con delle conseguenze a lungo termine, alcune delle quali anche serie, il che deve ancor più convincerci della cruciale importanza della vaccinazione.

In uno studio pubblicato sulla Wiley Online Library alcuni ricercatori dell’università del Michigan affermano infatti che almeno la metà dei pazienti Covid dimessi dall’ospedale ha conosciuto un declino funzionale di qualche entità.

Si parla di persone che hanno avuto bisogno di ulteriore terapia per problemi come debolezza muscolare, difficoltà a camminare, fiato corto; in alcuni casi questi pazienti hanno dovuto fare ricorso alla bombola d’ossigeno oppure a una logoterapia o a una dieta speciale dopo essere stati attaccati per molto tempo a un respiratore.

Il punto è che molti dei sopravvissuti al Covid dovranno affrontare una lunga fase di convalescenza e riabilitazione.

meta dei sopravvissuti al covid vaccino covid

Sopravvivere al Covid è solo l’inizio

Come riassume la dottoressa Alecia Daunter, uno degli autori della ricerca, “sopravvivere al Covid non significa di per sé recuperar la piena forma”. La dottoressa sa di che cosa parla, dato che è una specialista in riabilitazione all’università del Michigan.

Come nota ancora la Daunter, a un anno e mezzo abbondante dallo scoppio della pandemia molti sono ancora convinti che il peggio che possa capitare, se uno è colpito dal virus, sia la morte, ma non è così: ci sono conseguenze a lungo termine che possono anche essere molto severe.

LEGGI ANCHE:  Disidratazione? Ecco i segnali da non sottovalutare.

Molti studi ormai hanno messo in luce una condizione che viene definita come “lungo Covid”, in cui i pazienti sperimentano problemi persistenti, come scarsa forma fisica, fiato corto, senso di profondo affaticamento e “nebbia” mentale.

È noto che la malattia provocata dal coronavirus colpisce primariamente i polmoni, ma ormai sappiamo che può danneggiare anche altri organi, come per esempio il cuore e il cervello.

I ricercatori hanno esaminato le cartelle di 288 pazienti “guariti” dal Covid dimessi dal loro centro medico e hanno visto che se la maggior parte è stata in grado di tornare a casa, il 13 per cento ha invece dovuto affrontare una qualche forma di riabilitazione e assistenza infermieristica.

In quasi la metà dei dimessi (il 45%), poi, si è osservato un declino funzionale al momento della dimissione, il che dipende dal fatto che un lungo ricovero in ospedale di solito comporta un indebolimento muscolare e una diminuzione della capacità cardiaca e respiratoria.

Si parla addirittura di “sindrome da post terapia intensiva” e in alcuni casi di vero e proprio stress post traumatico.

Va infine osservato che il campione esaminato nello studio non era uniformemente anziano, ma andava dai 20 ai 95 anni, con un’età media di 66.

 

Seguici su google news!
Potrebbe interessarti anche...