Moda sostenibile, intervista al fondatore WSO Paolo Bray

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La moda sostenibile è una grande conquista per il settore. E lo sa molto bene il Dottor Paolo Bray, fondatore nonché Direttore della WSO, ovvero World Sustainability Organization. Ecco la sua intervista che spiega, in modo eccellente, questa realtà.

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Paolo Bray-Pianetadonne

Si tratta di una visione diversa del mondo fashion, più integrata e umana. Inoltre tiene conto anche dell‘importanza ambientale, quanto la produzione e gli scarti degli abiti possano incidere sulla flora e fauna. Un tangibile esempio, di questo periodo, è l’annuncio dello stilista Armani, riportato dalla Lega Anti-Vivisezione che comunica l’eliminazione della lana d’angora dalle sue collezioni, a partire da FW 2022/2023, sostenendo così “la tutela del mondo naturale“.

Anche la WSO contribuisce a questo grande e unanime progetto della Natura, principalmente, emettendo certificazioni Friend of the Sea e Friend of The Earth alle aziende che rispettano determinati standard. Al fine di comprendere meglio e di toccare più da vicino questa verità, Paolo Bray ci ha donato un po’ del suo prezioso tempo per raccontarci meglio, in questa interessante intervista.

D. Dott. Paolo Bray, lei rappresenta un importante pilastro nella sostenibilità ambientale. Può fornirci un suo punto di vista su quale sia la situazione ambientale oggi?

R. Ci troviamo in un’era di massima biodiversità, mai verificatasi precedentemente nella storia del pianeta. Tuttavia la nostra specie, capace di adattarsi ad ambienti diversi e dominare in una buona parte tutti gli altri esseri viventi, ha inciso e distrutto vaste aree naturali e ridotto a livelli insostenibili le popolazioni di numerose specie, da noi utilizzate per l’alimentazione, le nostre abitudini ed altri beni da noi prodotti, commercializzati, consumati e acquistati.

[…] Il vero impatto umano è quello sugli habitat e le popolazioni delle specie che rappresentano la biodiversità del pianeta. Questo impatto è dovuto principalmente allo sviluppo dell’agricoltura, pesca e, soprattutto, alla produzione di alimento per l’allevamento. Anche l’urbanizzazione e l’inquinamento giocano un ruolo importante ma quest’ultimo può essere ridotto grazie ad appropriate tecnologie di depurazione e prevenzione dello stesso. Le stesse tecnologie e pratiche produttive che hanno aumentato la nostra produzione di beni, ci permetteranno di ridurre il nostro impatto a livelli sostenibili […]

La strada per il miglioramento è stata intrapresa e ritengo che, con un miglior coordinamento a livello internazionale e passaggio di conoscenze anche a supporto dei Paesi in via di sviluppo, si possano conseguire risultati importanti, anche nel giro di poche generazioni. Anche la moda sta andando in questa direzione e in pochi anni stiamo sperimentando un cambiamento epocale nel comportamento e politiche ambientali delle aziende.

D. Fondatore e Direttore della WSO, World Sustainability Organization. Qual è l’iter procedurale che le aziende devono seguire per ottenere la certificazione?

R. Tutte le certificazioni di Friend of the Sea e Friend of the Earth sono rilasciate da auditor qualificati di enti di certificazione indipendenti come SGS, Control Union, DNV, Rina, London Associati, Bambers & Bruce che, a loro volta, sono controllati e accreditati da enti nazionali di accreditamento come UKAS nel Regno Unito, Accredia in Italia, SLAK in Sri Lanka e Kan in Indonesia. Questo ci rende una vera e propria certificazione di terza parte, molto più credibile per il consumatore.

Che si tratti di pesca, acquacoltura o coltivazione, sia i prodotti finiti che la loro filiera di produzione sono valutati secondo severi requisiti di certificazione. Per esempio, nel caso della pesca libera in mare, l’auditor verificherà, conducendo un’ispezione in loco e consultando la letteratura scientifica disponibile, che la pesca sia gestita bene, che non coinvolga stock sovra-sfruttati e che sia effettuata con attrezzature selettive, che non danneggino i fondali né le specie a rischio. Tutti i nostri standard comprendono criteri di responsabilità sociale nonché alcuni relativi all’efficienza energetica e alla gestione di acqua e rifiuti.

D. La WSO Models Academy Agency costituisce, nel settore, l’eccezionalità inerente al trattamento riservato ai modelli e addetti ai lavori. Può spiegare meglio, ai nostri lettori, questa realtà?

R. Modelli e modelle sono privi di molte delle tutele riservate ai lavoratori dipendenti e risultano, quindi, particolarmente vulnerabili allo sfruttamento. Se coinvolti da agenzie senza scrupoli, non sapranno mai quanti soldi riceveranno per un determinato lavoro e quanti invece saranno loro detratti perché i loro contratti (quando ne hanno firmato uno) spesso non rispettano i termini di legge. Inoltre, si scontrano con ambienti potenzialmente pericolosi.

Nel 2012, uno studio di Model Alliance ha rilevato che il 29,7% delle modelle femminili aveva ricevuto proposte inappropriate e il 28% aveva subìto molestie sessuali. Ci sono anche forme di ingiustizia meno evidenti ma altrettanto problematiche. Le modelle non bianche rappresentano solo il 30% di quelle che sfilano in passerella o compaiono in campagne pubblicitarie. I modelli di taglia superiore allo standard sono meno dell’1% del totale. L’81% di modelli e modelle ha riportato un indice di massa corporea inferiore a 18,5, soglia considerata sottopeso, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

La WSO ha lanciato la prima accademia e agenzia di moda etica e sostenibile: la WSO Models (http://www.wsomodels.org). La missione della WSO MAA è quella di offrire una piattaforma che rispetti modelli e modelle, tuteli i loro diritti, metta in luce i loro percorsi e il loro impegno individuale, a sostegno di ambiente e comunità. La WSO MAA e i suoi clienti aderiscono a protocolli contro discriminazione e molestie sessuali; i proventi dell’Agenzia sono utilizzati per i progetti e le campagne di conservazione della WSO. I modelli e modelle sono trattati in conformità delle leggi nazionali sull’occupazione e l’equo compenso; ricevono supporto informativo per una corretta alimentazione.

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D. Dottor Paolo Bray, quali sono i progetti futuri della WSO?

R. Nonostante la pandemia, il nostro lavoro non si è mai fermato. Anzi, di recente abbiamo lanciato programmi che prevediamo di continuare a costruire nel 2022. Per quanto riguarda la conservazione, Friend of the Earth ha ideato il Global Butterflies Census, un’iniziativa per sensibilizzare la situazione di farfalle e falene, a causa dell’impatto di attività non sostenibili come l’agricoltura estensiva e il cambiamento climatico.

Questo progetto si basa sul contributo dei cittadini: chiediamo ai cittadini di tutto il mondo di aiutarci a valutare le proporzioni delle popolazioni di questi insetti, osservandoli e inviandoci foto. Friend of the Earth condividerà i dati raccolti con i database scientifici esistenti. Finora, abbiamo ricevuto più di 1100 immagini da 26 Paesi. Cifre promettenti di cui abbiamo bisogno per continuare a crescere. La WSO lavora anche al proprio miglioramento di standard di certificazione per soddisfare le aspettative dei consumatori e supportare le aziende che compiono scelte sostenibili.

Prevediamo di rilasciare una ricerca, di tre anni, sul benessere dei pesci che ci consentirà di valutare severamente il loro benessere, soprattutto negli allevamenti ittici. Infine abbiamo recentemente annunciato l’introduzione di un programma di monitoraggio satellitare per controllare oltre 2000 pescherecci, approvati da Friend of the Sea. Il nostro sforzo per migliorare i controlli mediante la messa in opera di sistemi di video-sorveglianza a bordo, l’utilizzo di droni e la possibilità di effettuare audit senza preavviso. In questo modo, consumatori e rivenditori potranno essere certi che i prodotti certificati Friend of the Sea siano una scelta sostenibile più sicura.

D. La sua attività ed esperienza sono immense e lodevoli. Com’è nato lo spirito per questa importante mission?

R. Il progetto del tonno Dolphin-Safe è iniziato nei primi anni Novanta, un momento in cui il concetto di sostenibilità non era ancora diffuso nel mondo dei prodotti ittici e le campagne di conservazione erano incentrate sulla protezione di specie esemplari come balene, foche e delfini. Tuttavia, il progetto è stato il precursore del movimento per la pesca sostenibile e ha motivato l’industria ittica a controllare l’impatto dell’origine dei prodotti ittici, sia per la pesca che per l’acquacoltura.

I risultati raggiunti dal progetto Dolphin-Safe, che ha salvato milioni di delfini dalla morte nella rete da pesca dei tonni, mi hanno fatto capire come le certificazioni possano essere uno strumento molto importante per ottenere risultati tangibili. Per questo, nel 2008, ho deciso di lanciare Friend of the Sea, il principale standard di certificazione per i prodotti di pesca sostenibile, acquacoltura e altri prodotti nonché servizi per proteggere l’habitat marino. Nel 2018, abbiamo lanciato Friend of the Earth per prodotti provenienti da agricoltura e allevamento sostenibili.

D. L’uomo viene spesso identificato come ‘distruttore’ dell’ambiente che lo circonda. Cosa pensa di questa affermazione?

R. La specie umana è solo una delle ramificazioni dell’albero della vita che origina da una primordiale forma di vita unicellulare. Così come non c’è motivo di credere che la specie umana sia superiore alle altre così è errato pensare che l’impatto dell’uomo sia negativo. Le piante, ad esempio, hanno invaso il mondo milioni di anni fa […] Rappresentano più del 90% della biomassa e dunque dominano il nostro pianeta […] Eppure, nessuno sarebbe portato a credere che siano distruttrici e dominatrici.

Infatti, la nostra specie, così come altre forme di vita, si evolve con l’obiettivo predefinito dai nostri geni di riprodurci e aumentare, in questo modo, la popolazione della specie, adattandoci, nel miglior modo possibile, per il nostro benessere, la nostra sopravvivenza all’ambiente che ci circonda. Le piante e l’uomo sono due esempi perfetti di adattamento. Negli ultimi decenni, la nostra specie sta divenendo più consapevole che il proprio impatto sul pianeta stia riducendo il nostro benessere presente e futuro nonché le nostre possibilità di sopravvivenza.

E’ per questo che dobbiamo correre al riparo, per sviluppare dei comportamenti e soluzioni che permettano alla nostra specie e alle generazioni future di vivere felicemente e in armonia con l’ambiente naturale che costituisce il nostro habitat , quindi, per noi essenziale. Solo affrontando le ‘problematiche ambientali’ in quest’ottica più equilibrata e basata su evidenze scientifiche, potremo elaborare soluzione appropriate.

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L’intervista si è conclusa. Si ringrazia il Dott. Paolo Bray per la gentile disponibilità nonché per le sue preziose risposte; un cordiale ringraziamento alla Dott.ssa Costanza Danovi, Ufficio Stampa.

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