Sapevi che in Cina puoi guadagnare più di 25mila euro l’anno piangendo ai funerali di sconosciuti?

In Cina puoi campare piangendo ai funerali.

Almeno fino agli anni Cinquanta anche da noi in Italia, soprattutto al Sud, c’erano donne che piangevano ai funerali, di solito dietro compenso.

L’uso è antichissimo. Le prefiche, così si chiamavano, sono infatti documentate fin dall’antico Egitto.

A Roma durante il corteo funebre precedevano il morto stando dietro i portatori di fiaccola. Avanzavano coi capelli sciolti sulle spalle, scarmigliate, cantavano lamenti funebri e innalzavano lodi al trapassato, accompagnate da strumenti musicali.

A volte si graffiavano addirittura la faccia e si strappavano ciocche di capelli.

L’uso è citato anche da Omero (o chi per lui) e a Roma nelle sue manifestazioni più estreme fu proibito addirittura già dall’epoca delle Dodici Tavole (quinto secolo avanti Cristo).

Si mantenne però fino all’epoca cristiana e da noi, come si diceva, le prefiche sono sopravvissute fino agli anni Cinquanta. L’usanza era diffusa soprattutto nell’Italia meridionale e in particolare nella Grecia salentina, dove le prefiche erano note come “chiangimuerti” o “rèpute“.

Gli antropologi hanno fatto in tempo a registrare quelle antiche nenie greche prima che scomparissero dall’orizzonte con le ultime professioniste del lamento funebre a tassametro.

 

In Cina rivive una tradizione antichissima

Ebbene, a quanto pare questa antica e assai discutibile tradizione pare conoscere i suoi fasti estremi ancora oggi: nella Cina moderna, dove apprendiamo si possono mettere in cascina più di 28 mila dollari all’anno (sui 200mila yuan) piangendo professionalmente ai funerali.

Almeno questa è la cifra dichiarata da una donna della provincia rurale di Henan, quando le hanno chiesto quanto tirava su piangendo ai funerali altrui.

 

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La signora ha detto che ci mantiene la famiglia, sicché per lei disperarsi per finta alle esequie degli sconosciuti è un vero e proprio lavoro.

È quello che ha fatto negli ultimi vent’anni, ha precisato la signora, aggiungendo che ci ha pagato la casa nuova e anche l’università del figlio più grande.

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