Se una madre diventa inutile allora ha fatto proprio bene il suo lavoro

Ogni madre sa che prima o poi arriva il momento in cui suo figlio deve lasciare il nido e andare per la sua strada.

Da che mondo è mondo, è così che deve essere e non c’è niente di male, anche se separarsi da chi hai portato in grembo per nove mesi può sembrare la cosa più innaturale e ingiusta che ci sia.

Tutte le mamme (a anche tutti i papà, naturalmente) non possono che adattarsi a questa penosa e ineluttabile necessità, anche se naturalmente nessuna di loro, e soprattutto le mamme mediterranee, smetterà mai di guardare i figli come se fossero ancora piccoli e bisognosi di cure e attenzioni.

Possiamo affermare, in estrema sintesi, che quando una madre si rende conto di non essere più indispensabile, allora vuol dire che ha fatto bene il proprio lavoro.

Per quanto necessario come l’aria che respiriamo, anche l’amore è soggetto alla legge del cambiamento. Un adulto non si può amare come si amava un bambino. Amare un figlio diventato grande significa permettergli di andarsene e di provare le proprie forze nel mondo là fuori. Significa lasciarlo libero.

Con la coscienza di avergli trasmesso tutto quello che potevamo, per attrezzarlo alla vita adulta, ma anche del fatto che inevitabilmente commetterà degli errori e andrà incontro a sofferenze e delusioni. E noi non saremo lì ad aiutarlo: dovrà cavarsela da solo, come a un certo punto da soli ce la siamo cavata anche noi, a suo tempo.

Questo non vuol dire che il compito di madre o padre si sia esaurito, ma solo che ha cambiato forma, fisionomia, carattere. Non si smette mai di essere genitori, in modo o nell’altro, anche se prima o poi si deve smettere di essere figli.

In ogni caso si deve passare per il dolore: è la condizione umana, bellezza!

Queste idee valgono oro… Altro che lattine!