Sono state trovate microplastiche anche nell’uomo. “Metà popolazione potrebbe averle”

Le microplastiche sono dentro di noi. Secondo uno studio dell’Agenzia austriaca per l’ambiente, potrebbe non essere azzardato ritenere che almeno il 50 per cento degli esseri umani possa aver ingerito in un modo o nell’altro queste insidiose particelle.

Le microplastiche sono piccolissimi frammenti che sempre più inquinano l’ambiente. Non sono, va detto, un tipo particolare di plastica, ma piuttosto qualunque frammento che sia più piccolo di 5 millimetri in lunghezza, questo, almeno, secondo la classificazione dell’ente americano per gli oceani e l’atmosfera. Queste particelle di plastica finiscono nell’ambiente da molte fonti diverse, per esempio i cosmetici o anche alcuni processi industriali.

Ce ne sono di primarie e di secondarie. Primarie sono quelle più piccole di 5 millimetri già prima di entrare nell’ambiente. Le secondarie sono quelle che risultano dalla degradazione di pezzi più grandi dovuta per esempio alla permanenza in mare. Ne sono state trovate perfino nell’acqua minerale, oltre che nei pesci e nel sale da cucina.

La novità dello studio austriaco (vedi qui) è che ne ha dimostrato la presenza anche nelle feci umane.

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È da pensare che si tratti di plastiche ingerite grazie alla catena alimentare, ma non vi è certezza al riguardo. Va detto che il campione su cui gli studiosi hanno fatto la loro ricerca era piuttosto esiguo, solo otto persone, ma è scioccante che le microplastiche siano state trovate nelle feci di tutte e otto. In particolare s’è visto che si trattava di nove tipi differenti di polimeri su dieci tipologie messe alla prova. I più comuni sono risultati il polipropilene e il polietilene tereftalato.

Si può dire che lo studio abbia dimostrato quanto gli scienziati sospettavano da tempo, e cioè che per il tramite della catena alimentare (ma non solo: si pensi ai microgranuli contenuti in alcuni prodotti cosmetici) le microplastiche arrivano fino all’intestino umano. Non solo, quelle più piccole si pensa possano finire nel flusso sanguigno e di qui agli organi, per esempio al fegato.

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Resta da vedere cosa tutto questo significhi di preciso per la salute umana, ma è ragionevole sospettare che non si tratti di nulla di buono. Il che dovrebbe indurci tutti quanti a diminuire drasticamente il nostro consumo di plastica. E soprattutto a non gettarla nell’ambiente.

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