STATINE (farmaci per il colesterolo): Causano l’invecchiamento rapido, danni cerebrali, miopatia e diabete

Le statine sono farmaci prescritti per i pazienti che soffrono di alti livelli di colesterolo “cattivo”. Questo farmaco abbassa i livelli di colesterolo cattivo, e riduce il rischio di avere problemi di cuore.


Ultimamente, gli ultimi studi effettuati sulle statine hanno concluso che questi farmaci fanno più male che bene. Molte persone assumono statine, come Crestor, Lipitor e Zocor. Negli Stati Uniti, la prescrizione di questo farmaco è salita a $ 374.000.000.000 dal 2014.
L’American Journal of Physiology, ha condotto uno studio: In particolare, lo studio afferma che tali effetti negativi include l’avanzare veloce del “processo di invecchiamento”, e rileva inoltre che “… l’uso a lungo termine di statine è stato associato ed effetti collaterali tra cui la miopatia, effetti collaterali neurologici e un aumento del rischio di diabete. 
Le persone che assumono questi farmaci di solito riportano: fatica, cataratta, dolore muscolare, danni al fegato, perdita di memoria, dimenticanza e confusione, aumentato rischio di sviluppo del diabete di tipo 2.
Amy G. Egan, MD, MPH, che è il vice direttore per la sicurezza nella divisione della FDA del metabolismo ed endocrinologia Prodotti (DMEP), afferma: “Questa nuova scoperta non deve spaventare la gente che assume statine. Il loro vantaggio è indiscutibile, ma devono essere assunte con cura e bisogna essere a conoscenza dei loro effetti collaterali.”

Bisogna valutare continuamente gli effetti collaterali dei farmaci e la loro prescrizione.

Un altro studio simile che ha aperto molti occhi ha coinvolto l’antidepressivo per adolescenti “Paxil”. Ha fatto notizia quando una ri-analisi di uno studio originale aveva mostrato informazioni incomplete. Solo 15 anni dopo il mondo scientifico è riuscito a dimostrare le mancanze di informazioni dello studio clinico. Questo farmaco antidepressivo era prescritto a milioni di bambini e adolescenti. Il British of Medical Journal ha infatti pubblicato un lavoro in cui emerge che le prove portate dal gigante farmaceutico Glaxo-SmithKline nel 2001 per convincere il pubblico che la Paroxetina (nota come Paxil) era “ben tollerata” dai bambini, omettono informazioni importantissime, come i numeri sull’aumento del rischio di pensieri suicidi. «Undici pazienti hanno sperimentato comportamenti suicidi o di autolesionismo su meno di 100 in un gruppo che aveva assunto paroxetina», hanno affermato i ricercatori dell’Adelaide University’s Critical and Ethical Mental Health Research Group.
In presenza di gravi disturbi e malattie bisogna andare con cautela e noi tutti dobbiamo essere più coscienziosi e attenti sull’assunzione dei farmaci. Purtroppo molte aziende «sovrastimano i benefici mentre sottovalutano i tanti effetti collaterali».
Biologa Nutrizionista: Maria Leonardi
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