Stop al Reddito di cittadinanza per 100mila famiglie

Niente più reddito di cittadinanza per una famiglia su dieci. La sanzione colpisce chi non ha provveduto a integrare i dati della domanda come richiesto dalla legge.

Alcune banconote da 50 Euro in mano a un cassiere di una banca. 16 aprile 2018 a Genova ANSA/LUCA ZENNARO

La sospensione del sussidio è stata disposta per circa 100mila famiglie, il che implica per il bilancio dello Stato un risparmio di più o meno due miliardi di euro.

Dallo scorso 4 ottobre l’Inps aveva reso nota la procedura per integrare la domanda volta a ottenere il reddito e la pensione di cittadinanza, invitando i beneficiari a mettersi in regola entro il 21 ottobre, pena la sospensione del trattamento e l’incombenza di dover rifare la domanda.

A tutti i beneficiari l’Inps aveva mandato una mail di avviso e anche degli sms ai recapiti indicati a suo tempo in domanda. A scadenza s’è visto che ad adeguare i dati aveva provveduto solo l’ottanta per cento degli interpellati.

Il restante 20 per cento o giù di lì – ovvero all’incirca 100mila famiglie, la metà extracomunitarie (53mila) – non ha presentato alcuna integrazione e quindi per loro si preannuncia la sospensione del sussidio già a partire da questo mese.

Il sussidio riprenderà solo se provvederanno a integrare la domanda iniziale, il che potrebbe anche non accadere, perché qualcuno nel frattempo potrebbe aver perduto i requisiti.

Con questo stop, il totale delle famiglie beneficiarie del Reddito dovrebbe attestarsi quindi a circa 850mila (contro il milione 248mila in un primo momento stimato dal Governo): s’è calcolato che il risparmio per le esangui casse dello Stato dovrebbe aggirarsi sui due miliardi di euro, che non sono esattamente bruscolini.

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La richiesta di integrazione interessa le prime domande per il Reddito presentate a suo tempo, a partire dal 6 marzo 2019. Quelle domande furono inoltrate utilizzando un modello che poi è stato cambiato in seguito agli emendamenti apportati dalla legge di conversione del decreto legge istitutivo (del quale peraltro è contestabile l’opportunità, perché per i decreti legge la Costituzione prevede i requisiti della necessità e dell’urgenza: la povertà è certamente un’urgenza, ma non è che fin qui non ce n’eravamo accorti…).

Come al solito, in Italia si sta spesso appesi agli astrusi tecnicismi di una burocrazia tanto inefficiente quanto onnipotente.

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