Pensioni 2020: via dal lavoro a 56 anni. Ecco i requisiti e le possibilità

Pensioni: nel 2020 via dal lavoro a 56 anni!

Nel 2020 i lavoratori classe 1953 avranno diritto al riconoscimento della pensione di vecchiaia, sempre che abbiano accumulato almeno vent’anni di contributi.

In altri termini, tutti coloro che in quest’anno che inizia compiranno 67 anni potranno fare ciao ciao con la manina al loro posto di lavoro.

Per chi non rientra nei parametri, peraltro, c’è la possibilità di ricorrere a forme di pensionamento anticipato.

Consideriamo i nati nel 1957, che quest’anno spegneranno 63 candeline. Queste persone avranno la possibilità di ricorrere alla cosiddetta “Ape social”, che è per l’appunto una forma di pensionamento anticipato che ha tra i suoi requisiti aver compiuto i 63 anni di età.

All’età però si debbono aggiungere altre condizioni. All’Ape social, infatti, hanno accesso solo determinate categorie di persone.

E cioè: i disoccupati, quanti assistono familiari disabili, persone con un’invalidità riconosciuta di almeno il 74 per cento, chi ha fatto lavori pesanti/usuranti e ha sul gobbo almeno 36 anni di marchette.

Chi invece ha cominciato a prendere lo stipendio a 18 anni, e ha accumulato più di 40 anni di contributi, può scegliere il pensionamento anticipato così come disciplinato dalla “riforma Fornero”.

La legge prevede che possano andare in pensione i maschi nati tra il 1959 e il 1960 e le femmine nate tra il 1960 e il 1961 che abbiano accumulato, rispettivamente, 41 e 42 anni e 10 mesi di contributi.

Questo vuol dire in pratica che, nel 2020, grazie a questa misura potranno far domanda di pensione gli uomini di età compresa tra i 60 e i 61 anni e le donne di età compresa tra i 60 e i 59 anni.

C’è poi da considerare “Quota Cento”, la misura dal sapore parecchio demagogico ed elettoralistico (come del resto il cosiddetto “reddito di cittadinanza”) per la quale per i nati nel 1958 si apre quest’anno la possibilità di uscita dal lavoro per quanti abbiano raggiunto il traguardo dei 38 anni di contributi e dei 62 anni di età anagrafica.

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Pensioni: via dal lavoro a 56 anni

E non è finita, perché da quest’anno potranno andare in pensione anche i 56enni (nati nel 1964), sempre che abbiano accumulato almeno 41 anni di contributi, un anno di lavoro svolto da minorenni e che rientrino tra disoccupati, invalidi oltre il 74%, soggetti che assistono parenti disabili, addetti a lavori usuranti o gravosi.

Fino a quando?

Resta naturalmente da vedere fino a quando sarà possibile permettere queste uscite anticipate da fabbriche e uffici.

Occorre considerare, infatti, che viviamo in un Paese in cui strutturalmente è addirittura dal 1964 che le persone che lavorano, e che quindi pagano i contributi per elargire le pensioni, sono MENO di quelle che non lavorano (vedi Luca Ricolfi, La società signorile di massa, La nave di Teseo, 2019),

Ma si sa, se c’è un Paese in cui la demagogia (a spese del bilancio dello Stato, ovviamente) funziona sempre a pienissimo regime, questo è l’Italia. Evviva.

Il cerino

Fino a che non salterà il banco, chiaro, nel qual caso col cerino in mano rimarranno i figli, ma sopratutto nipoti e pronipoti.

Se desiderate informazioni più dettagliate ecco la fonte: quifinanza.it

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