Il ballo fa bene al nostro corpo e alla mente invertendo il processo di invecchiamento del cervello

Ci sono alcune filosofie secondo le quali il tempo non esisterebbe in realtà, ma sarebbe solo un‘illusione percettiva.

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Arrivati a una certa età, però, quando le giunture si fanno sentire più del necessario, sorge qualche dubbio sulla verità di quelle teorie.

Certo è che l’invecchiamento cellulare è un dato di fatto e anche ineluttabile. Questo però non significa che non si possa ritardare.

In effetti la scienza è da un po’ che ci ha indicato alcuni “trucchi” per continuare a sentirci giovani nonostante gli anni che passano.

Uno di questi è mantenere il fisico in esercizio: camminare, passeggiare, fare le scale invece di prendere l’ascensore. E perché no, ballare.

 

Secondo una recente ricerca pubblicata su “Frontiers in Human Neuroscience”, pare addirittura che il ballo possa contribuire a invertire il processo di invecchiamento delle cellule cerebrali.

Lo studio ha messo a confronto le risonanze magnetiche fatte ai partecipanti prima e dopo la partecipazione a sessioni di ballo sulle note di svariati generi musicali.

Lo studio ha mostrato che le funzioni cognitive di queste persone in là con gli anni erano migliorate in maniera apprezzabile rispetto a prima del loro coinvolgimento nelle prove di ballo.

In particolare si è visto in questi soggetti un miglioramento della funzionalità dell’ippocampo, che è la regione del cervello coinvolta nei processi degenerativi dell’Alzheimer.

Non solo, s’è anche visto che il ballo fa bene in generale, perché migliora umore, equilibrio, resistenza agli sforzi e flessibilità delle articolazioni.

 

In definitiva ballare si è rivelato essere un esercizio cardio-polmonare prezioso per mantenere e migliorare (seppur di poco) le capacità motorie e cognitive delle persone anziane.

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Sono risultati, questi, corroborati anche da uno studio dello Scandinavian Journal of Medicine and Science, che ha stabilito come in un campione di mille donne giapponesi impegnate in frequenti attività fisiche ben il 73 per cento abbia evitato di contrarre malattie invalidanti, sia fisiche che mentali.

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