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La scienza dice sì al digiuno intermittente per dimagrire

digiuno intermittente
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La scienza dice sì al digiuno intermittente.

Lo sappiamo bene, nelle librerie, nelle biblioteche, sulle riviste e sulla rete di diete più o meno portentose ce ne sono decine e decine. Si danno il cambio sulle prime pagine con cadenza praticamente stagionale, come le collezioni di moda.

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Ebbene, l’ultima novità è che adesso la scienza sembra abbia promosso a pieni voti la dieta cosiddetta del digiuno intermittente.

La cosa è accaduta per via del fatto che un neuroscienziato ha messo in pratica in prima persona questo tipo di regime alimentare e ne ha scandagliato con occhio scientifico (appunto) le varie potenzialità.

Lui si chiama Mark Mattson, della Johns Hopkins University (Baltimora, Maryland, Stati Uniti). Sull’argomento il prof ha pubblicato un articolo sul New England Journal of Medicine, che di questi tempi è come dire la Bibbia della medicina.

Il prof spiega di aver cominciato a studiare il digiuno intermittente una venticinquina di anni fa e di praticare questa dieta in prima persona da vent’anni.

Nell’articolo Mattson afferma che questo regime alimentare si può praticare in due modi diversi, il 5:2 e l’8:16.

Il primo viene praticato soltanto due volte la settimana: in quei due giorni il paziente mangia una sola volta un pasto ridotto.

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L’altro, l’8:16, invece, è quotidiano, ma solo per un ristretto lasso di tempo, ovvero otto ore su 24. E cioè: il paziente può mangiare solo nelle otto ore “permesse”, mentre non può toccare cibo nel resto della giornata.

Per le otto ore in cui si può mangiare, lo si può fare in grande libertà, ma per le restanti sedici è imperativo non toccare nulla.

La scienza dice sì al digiuno intermittente

I vantaggi del digiuno intermittente. Ci sono studi secondo i quali alternare fasi di digiuno a fasi di alimentazione sembra essere positivo per la buona salute delle cellule.

L’ipotesi è che il digiuno limitato nel tempo dia luogo a un fenomeno chiamato commutazione metabolica.

Ovvero: quando passano più di otto ore senza toccare cibo, le cellule cominciano a consumare le riserve, il che significa che il grasso e gli zuccheri vengono trasformati in energia.

In termini pratici, ciò si traduce in una diminuzione del grasso addominale (il girovita, insomma). Altro vantaggio non da poco, migliorano i livelli ematici dell’insulina.

 


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