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Whatsapp smette di funzionare e un figlio rincontra sua madre che viveva nella stessa casa

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Il titolo che leggete sopra è una provocazione. Non sappiamo se davvero un figlio abbia rincontrato la mamma che viveva nello stesso palazzo grazie a un malfunzionamento di Whatsapp, ma se anche non fosse successo, sarebbe comunque verosimile.

Eh già. Perché in quest’epoca di connessione h24 su telefonino, tablet e pc le relazioni “virtuali”, quelle elettroniche fatte di “mi piace”, foto condivise, commenti scemi, hanno preso il sopravvento rispetto a quelle reali, fisiche, tattili. E queste ultime le possiamo riscoprire solo quando quelle virtuali saltano per un guasto tecnico.

Si va al ristorante e tra una portata e l’altra si sta con gli occhi incollati allo smartphone. È una scena francamente surreale: dei supposti commensali che se ne stanno in silenzio, ognuno per conto suo, “ognuno in fondo perso/Dentro i fatti suoi”, come cantava Vasco Rossi.

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E tutto questo in Italia, uno dei paesi al mondo in cui pranzare o cenare è sempre stato un rito sociale, dedicato a quello che gli spagnoli, mediterranei come noi, chiamano “sobremesa”, le chiacchiere del più e del meno a tavola (la “mesa”), sia durante che dopo il pasto.

Questa di essere ognuno perso nei fatti propri è un una condizione esistenziale che c’è sempre stata, ma l’avvento dei “social” (che nome contraddittorio, per qualcosa che ci isola in maniera così radicale dal mondo vero, dai contatti “sociali”…) l’ha resa plasticamente evidente.

Al ristorante di cui sopra la conversazione si riaccende un po’ solo quando arrivano le portate, ma ognuno è distratto, ognuno non vede l’ora di tornare al suo piccolo mondo di foto cretine e commenti “spiritosi”, e di tanto odio molto a buon mercato.

Secondo noi c’è qualcosa che non va, non credete?

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Forse sarebbe il caso di “staccare la spina”, ogni tanto. Spegnere il telefonino, lasciarlo a casa. Perché no, anche cancellarsi dai social, potendo, anche se sappiamo che c’è chi è costretto a starci per ragioni di lavoro.

Siamo sicuri che bastonare online l’ennesima vittima sacrificale ci faccia bene all’anima? Ne dubitiamo molto.


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